A volte accade

Fuori fuoco - (S)Vista sul Friuli  /   /  Di Maria Ariis

Natale è tempo di regali. Quest’anno uno dei più graditi mi è arrivato dall’amica Carla Manzon. Si tratta di una pubblicazione, promossa dall’associazione pordenonese Thesis, che raccoglie i contributi scritti di diversi studenti sugli spettacoli della stagione teatrale 2014\2015 di Pordenone, Casarsa, San Vito e Sacile. Il corposo libro è la tappa finale della diciassettesima edizione del progetto “Adotta uno spettacolo”, finalizzato all’educazione teatrale per la scuola superiore e di cui Carla è curatrice e responsabile.

Scorro le quasi trecento pagine e trovo il mondo caldo e variegato degli adolescenti, un mondo a volte un po’ incasinato, ma sempre prepotentemente vivo. Usano mezzi espressivi diversi, legati al loro quotidiano modo di comunicare: la recensione strutturata si accompagna al rap, alla fotografia, all’illustrazione grafica. Mentre leggo, mi scopro a sorridere. Un sorriso di gratitudine e nostalgia. Gratitudine nel trovare, tra le parole dei ragazzi, dei tasselli di pensiero libero e lucidamente anti-retorico, anche nei commenti negativi. Come Daniele che di Goldoni non ne può più e guarda l’orologio in attesa che cali finalmente il sipario o Andrea che si sente offeso per il modo in cui vengono ritratti i suoi coetanei nella pièce a cui assiste. Ma poi c’è anche Gea che, presa dallo spettacolo, per più di un’ora non sente bisogno di fiatare e alla fine si ritrova “con più fiato di prima” e Giacomo che scrive: “Questa notte il pubblico è stato protagonista fino al collo, fisicamente e spiritualmente”.
Ecco: è questo approccio fisico che mi piace.

Il teatro è uno spazio, uno dei pochi, uno degli ultimi, in cui persone sconosciute si incontrano e si trasmettono pensieri, emozioni. Un percorso biunivoco, dal palco alla platea e viceversa. E quando questo movimento fluido si compie, l’applauso finale non è rivolto solo agli interpreti, ma all’intera piccola comunità radunata in quello spazio, che ringrazia se stessa per essersi lasciata andare a un’esperienza che coinvolge il corpo e l’anima. Lasciarsi andare. Questa è la componente nostalgica del suddetto sorriso: il ricordo di me spettatrice adolescente, già infettata dal benefico virus del teatro e quello scatenamento di adrenalina, quella leggera aritmia cardiaca che provavo nell’istante in cui si spegnevano le luci in sala e iniziava l’altro mondo. Lo spettacolo.
Mi chiedo se forse non sia il caso, per noi che operiamo nel campo teatrale, di toglierci gli scarponi delle conoscenze acquisite (strumenti utili, certo, ma rigidi e desensibilizzanti) e camminare scalzi nel sentiero della fruizione spettacolare, sentendo i sassi sotto i piedi. Vivere senza filtri il rapporto tra artisti e spettatori è il modo migliore per poter poi, rivestiti i panni delle proprie competenze professionali, raccontare criticamente l’esperienza. Perché questo dovrebbe essere il teatro, non solo un prodotto da consumare.

A volte accade. Questi ragazzi ce lo ricordano.

 

Dopo la prima. Studenti a teatro

Visioni\ Incontri\Esperienze 2014-’15; Associazione Culturale Thesis – Pordenone.

 
About the Author

Attrice professionista nata a Udine e formatasi alla “Paolo Grassi” di Milano. Ha lavorato con registi come Massimo Castri, Sergio Fantoni, Gigi Dall’Aglio.

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