Adriano VII era così stanco

Lost horizon  /   /  Di Milio Bortolus

Avete visto in tv quel gioiellino di “The Young Pope” nel quale Paolo Sorrentino racconta in maniera ultraterrena e dissacrante (come si suol dire) il mondo dentro le mura del Vaticano? C’è lui, ovvero Lenny Belardo, americano ribelle e umorale che diventa incredibilmente Papa stravolgendo poi usi, abitudini e insane iniziative con un fervido e sincero integralismo male accettato dalla corte spregiudicata dei cardinali. Il personaggio è affidato all’arte di Jude Law, che nella sigla con passo elastico transita davanti ai capolavori dei Musei vaticani. A un certo punto si gira, guarda lo spettatore e fa l’occhiolino più conturbante di sempre nella storia del cinema.

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Ebbene, memorizzata la scena, adesso leggete queste parole:

Adriano VII procedeva, camminando con quel suo passo che ingannava poichè pareva tranquillo ed era tanto veloce. I suoi movimenti sembravano quelli di una macchina perfetta: avevano la grazia semplice e possente dell’atleta dagli agili muscoli forti; lo stesso impulso dei suoi movimenti occasionali non aveva nulla di sgraziato. Era quello il suo modo di nascondere la naturale timidezza. Di tanto in tanto, guardava da una parte e dall’altra. Sorrise a un gruppo di ragazzi bruni e scalzi, inginocchiati presso uno degli angeli del Bernini. Poi una bambinetta si buttò sul capo uno straccio indescrivibile, corse in mezzo alla strada e rimase stupita della sua audacia. Il Papa allora la prese per mano, la condusse da sua madre, e le benedisse entrambe. Per tutta la vita aveva desiderato di dare. Ora, in ogni circostanza, aveva qualche cosa da dare, dieci parole e un gesto, e pareva che la gente gliene fosse tanto grata. Era contento.

E poi leggete questo:

Il mondo trovò molto interessante l’Epistola a tutti i cristiani: non per la sua novità, ma per l’ignudo e splendente candore col quale antiche e trite verità erano enunciate dogmaticamente. La cristianità, proclamava Adriano VII, era assai di più di una semplice funzione rituale. Si estendeva a ogni parte della vita umana, e le sue regole dovevano essere di guida ai cristiani in ogni cosa, fosse di principio o di pratica. Dava così molta importanza all’asserzione del principio della Responsabilità Personale degli Individui: era assolutamente inevitabile e non poteva essere trasferita a società o a servi. Ogni anima avrebbe dovuto rendere conto di sé al Creatore. La Chiesa di Dio non è ristretta, né liberale, ma cattolica e v’è in essa posto per tutti, perché c’è diversità di doni.

E infine:

Così morì Adriano VII. Il mondo singhiozzò, sospirò, si pulì la bocca, e provò un estremo sollievo. Sarebbe stato il governante ideale se non avesse governato. Le persone religiose dissero che era una creatura incomprensibile. Pregate insomma per il riposo della sua anima. Era così stanco. Feliciter.

Queste appena citate sono frasi tratte da un romanzo straordinario e poco conosciuto. Lo scrisse Frederick Rolfe detto Baron Corvo, inglese morto in miseria a Venezia nel 1913, TamTam ne ha già parlato e lo farà ancora per spiegare fino in fondo chi fosse. Nel romanzo più famoso, appunto Adriano VII, ristampato di recente dalla Beat, narra l’incredibile vicenda di un inquieto e solitario dandy inglese che diventa Papa per caso ribaltando il Vaticano con eccentriche e rivoluzionarie decisioni attraverso le quali cercare una continua rivincita con il mondo. Uscito nel 1904, i contemporanei di Rolfe dissero che era il libro scritto da un indemoniato.

Consiglio: cercatelo e leggetelo. Magari scoprirete che il Pio XIII di Jude Law è un nipotino moderno dell’Adriano VII del Baron Corvo, apparso oltre un secolo dopo. Entrambi simili e protagonisti in una guitteria di gran classe fra false ideologie, mentiti sdegni, miracoli truccati, maschere e travestimenti, tutta materia cotta a fuoco lento dentro un rancore insonsolabile e illuminante.

 
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