E l’America si abituò al Buio

Augh  /   /  Di Taddeo Zannier

In America ci si scanna per scegliere “chi comanderà il mondo”. Il livello del dibattito è bassissimo, diciamo infimo.

Povera America, povero mondo, poveri noi.

Il consiglio di TamTam è sempre quello: salvatevi come potete da tutto quello contro cui nulla potete. Come? La letteratura dà una mano in qualche modo, contiene pozioni consolatorie quando vale. Rileggiamo allora alcune pagine.

Sherwood Anderson fu forse il più grande tra i romanzieri americani, ma chi lo conosce? Percorse l’America palmo a palmo e in “Storia di me e dei miei racconti” (Einaudi) scrisse:

Volevo passare la vita in giro a guardare le cose, ad ascoltare parole, il suono dei venti spiranti fra gli alberi, a odorare la vita dolce e viva.

E poi (ed era il 1924):

La democrazia diventerà sempre più inconsistente, finirà per non essere altro che parole vuote. Dovunque, su tutta la terra ci sarà il desolato successo commerciale e materiale diciamo del tardo Impero bizantino.

E poi:

Gli americani che si lasciano uccidere nella standardizzazione del nuovo Tamerlano che è Ford non sanno più vivere, non sanno più ridere. Perfino i borsaioli prendono troppo sul serio il loro mestiere. Ormai in America non sanno più ridere che i neri. La standardizzazione uccide la gioia.

Henry Miller, dopo essere scappato in un’isola greca (”Il colosso di Marussi”, Adelphi):

Non abbiamo bisogno della verità come ci viene scodellata dai giornali. Abbiamo bisogno invece di ozio, solitudine e pace. Se entrassimo tutti in sciopero e ci disinteressassimo onestamente di quello che fa il nostro prossimo si aprirebbero nuovi orizzonti. Tenere la mente vuota è un’impresa, è un’impresa salutare.

Ed ecco il celebre inizio di “Foglie d’erba” (Einaudi), lo straordinario poema di Walt Whitman:

Io canto l’individuo, la singola persona. Al tempo stesso canto la Democrazia, la massa… Canto la vita immensa in passione, pulsazioni e forza. Lieto, per le più libere azioni che sotto leggi divine si attuano, canto l’Uomo Moderno.

Infine la nostra amatissima Emily Dickinson, nella poesia 419:

Ci abituiamo al Buio quando la luce è spenta… E la vita cammina quasi dritta.

 
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