Canto selvaggio

Estasi  /   /  Di Odette Pannetier

Mare, montagna, vacanze, “Italia sold-out” come si dice per non perdere il ritmo moderno. TamTam va in Carnia per Ferragosto (come annunciato) e dà appuntamento a tutti per domenica 14, alle ore 18, ad Aplis di Ovaro. Dunque, la scelta è fatta. Salendo di quota portiamo con noi i libri giusti, per esempio quelli della poetessa italiana che di più ha scritto di montagna, in montagna e ha vissuto in armonia con tale ambiente. Antonia Pozzi fin da ragazzina bruciò se stessa e i suoi sentimenti per un eccesso di energia e di tutto, più che per una mancanza di qualcosa. I suoi versi, creati d’impulso, sotto la spinta di una febbre sentimentale, amorosa, naturale, che nulla e nessuno poteva accogliere con altrettanta sincerità, raccontano di montagne, di cieli azzurri, di torrenti e firmamenti, di rocce, ghiacciai, stelle alpine, di parole che si fanno silenzi rievocando i giochi dei bambini, erba calpestata, argini boscosi.

Antonia era una poetessa solitaria, lungo un cammino esistenziale solo suo, nel rapporto con il mondo. Per questo i suoi versi possono apparire anche scolastici, semplici, frutto di una immediatezza che non si poneva problemi stilistici. Antonia è una forza autentica, profonda, assolutamente femminile, che si fa sempre sentire al di là dei singoli risultati. Per questo TamTam rilegge di continuo i suoi versi, le precoci lettere di amore puro e totale a uomini che non capivano perché incapaci di comprendere. In tutto ciò è sempre presente la montagna, con le suggestioni e i vasti paesaggi.

Non dimenticate allora le poesie di Antonia pubblicate da Garzanti in una antologia a cura di Alessandra Cenni. Aveva 17 anni, era l’estate del 1929, quando a ritmo quotidiano, mentre era in vacanza a Pasturo, nelle valli sopra Lecco, scriveva di getto. Ecco “Canto selvaggio”:

“Ho gridato di gioia, nel tramonto. Cercavo i ciclamini fra i rovai: ero salita ai piedi di una roccia gonfia e ruggiosa, rotta di cespugli…”

E poi ancora poesie, in ciascuno dei giorni successivi:

“Vieni, mio dolce amico: sulla bianca e soda strada noi seguiteremo finché tutta la valle s’inazzurri. Vieni: è tanto soave camminare accanto a te, anche se tu non m’ami”

E poi ancora il 22 agosto “Vertigine”:

“Afferrami alla vita, uomo. La cengia è stretta. E l’abisso è un risucchio spaventoso che ci vuole assorbire… Afferrami alla vita. Oh, come dolci i tuoi occhi esitanti, i tuoi occhi di puro vetro azzurro!”

Su You Tube trovate tanti video, più o meno recenti, che la riguardano. C’è anche il trailer di un film. Ma voi guardate soprattutto le foto d’archivio di Antonia Pozzi. Un paio di minuti di immagini in bianco e nero: il suo mondo, la montagna, una figura snella e fragile.

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