Babbo Natale esiste, per fortuna

La grande (necessaria) illusione  /   /  Di TamTam

Dino Buzzati, l’autore de “Il deserto dei Tartari”, non festeggiava il Natale. Non faceva l’albero, né tantomeno il presepio. Ma era incantato dalla suggestione e dalla magia del Natale, pur da gelido testimone. E ce lo raccontò benissimo. La Mondadori ha runito racconti e articoli nel libro Il panettone non bastò. Ottimo regalo di Natale. Ecco un suo breve racconto scritto nel 1951, intitolato “Bonifica del Natale”.

Una radio australiana ha spiegato ai bambini che Babbo Natale o Santa Klaus come gli anglosassoni lo chiamano, non esiste, che si tratta di un ingenuo trucco e che i relativi regali sono comperati dai genitori di nascosto. Alla notizia i bambini si sono messi a piangere, padri e madri si sono indignati, insomma c’è stata una tragedia. Perché poi tante storie? Ma la radio australiana ha fatto bene! Non siamo più nel medioevo. È l’ora di finirla con tutte queste fanfaluche di Babbi Natali, Bambini Gesù, Santa Klaus, capaci solo di confondere le teste dei fanciulli. Basta con le superstizioni, le leggende, i miti e simili vecchiumi. Fate crescere i bambini in un’atmosfera limpida, reale, disinfettata, trasparente. Insegnategli a dire pane al pane. Buttate al fuoco tutti i libri delle fiabe che con le streghe, gli orchi, i lupi, i Barbablu li terrorizzavano, lasciando nei loro animi teneri e innocenti ombre sinistre che poi non bastava un’intera vita a cancellare. E guardatevi bene dal raccontargli storie di spiriti, fantasmi, apparizioni: i bimbi potrebbero averne un duro choc con ripercussioni incalcolabili nel profondo della loro psiche. Imparino a credere in ciò che possono vedere, che può essere praticamente dimostrato, che appartiene al regno della scienza e basta. Sono mai stati fotografatigli elfi e gli gnomi? O esistono dischi fonografici con discorsi in italiano di grilli, volpi, bisce e così via? E allora, perché insistere in queste stupidaggini?

Ma sì seguiamo i consigli della pedagogia moderna, facciamone dei ragazzi con la testa sulle spalle, senza ridicole illusioni, senza paura del buio: battericamente puri, raziocinanti, asettici, vitaminici, insensibili alle angosce della notte. E magari anche educhiamoli a non bere vino, a non fumare, a non mangiare carne, ma soltanto tapioche ed insalate. Togliamo loro il soprannaturale, il mistero, il favoloso, la fantasia, prima che ci si affezionino. Procuriamogli così delle sane notti senza sogni, quindi molto più riposanti. Sì, perdio, facciamone degli abominevoli cretini.

Ricaviamone degli uomini piatti e squallidi, desolati come un menu vegetariano, in perfetta regola con la ragione e con la scienza e perciò orribilmente malinconici. Promuoviamo con la valida guida degli psicologi moderni una generazione di gelidi imbecilli presuntuosi. Ci par già di vederli. Oh tristezza odiosa di quei ragazzi così seri, capaci di attraversare a mezzanotte e da soli un antico castello abbandonato. Ma che mondo sarà il loro? Non verrà da suicidarsi? Come può essere sopportabile una vita che non sia piena di illusioni e di paure?

 
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