Barry Lyndon a Palmanova

Estasi  /   /  Di Odette Pannetier

Qual è la più bella piazza friulana? Dicono che, al tempo della Serenissima, l’udinese piazza Contarena (attuale piazza Libertà) fosse la più bella sulla terraferma, la più simile agli schemi elaborati dall’ufficio tecnico in riva al Canal Grande. A livello di percezione popolare, le più belle, Libertà a parte, sono probabilmente la piazza di San Vito al Tagliamento, quella di Cividale (piazza Diacono, detta anche Place des feminis), e quella di Palmanova, il grande spazio dominato al centro dal pennone con lo stendardo che in paese tutti chiamano “il Mario”. In una eventuale cartolina notturna, la più ammaliante è certo quella di Palmanova, così spoglia e vuota di giorno, dopo lo strambo restauro di una ventina di anni fa, tanto seducente e avvolgente la sera, con i tavolini dei suoi caffè, con la gente che passeggia sul ghiaino, grazie alle distanze armoniche e perfette.

Visione amplificata in questi giorni con i vari appuntamenti della Rievocazione storica. Allora, voi sapete come la pensa TamTam riguardo a programmi e celebrazioni varie. Meglio provvedere da soli che partecipare a quelli collettivi poco sinceri e artefatti. Eppure, pur stando dentro una parata di costumi ed effetti speciali, a Palmanova si respirava aria di verità. E sapete perché? Perché erano veri i volti delle decine, centinaia di partecipanti, giunti numerosi da tutta Europa. Vedere quei volti, rossi, accaldati, giovani e vecchi, sembrava di stare proprio dentro il Seicento. In costume certo, ma autentici e convinti. Irlandesi, slovacchi, polacchi, americani, eccetera, arrivati da noi attraverso le varie epoche intatti, credibili. Da restare sbalorditi e incantati. E poi Palmanova ci ha messo del suo, con la piazza e i suoi angoli migliori, come la piccola corte di casa Del Mondo, dove si è suonato e recitato. Un angolino sconosciuto ed emozionante per suggestione poetica.

Morale della favola: da un qualcosa che poteva apparire come pretestuoso e assurdo ne è uscita un’esperienza da film, tipo “Barry Lyndon”, il capolavoro di Stanley Kubrick. Andate a rivedere su YouTube alcune delle sue scene epiche, riascoltate le celebri musiche, e ritroverete pezzettini del fine settimana nella Fortezza friulana, a proposito della quale è utile rileggere un libro che le venne dedicato anni fa dall’architetto Luciano Di Sopra. Prima di tutto, una curiosità basilare: la sua fondazione avvenne in appena 11 giorni, nell’ottobre del 1593. La data ufficiale era quella del 7 ottobre, scelta non a caso, perché Venezia vi celebrava la ricorrenza della palma della vittoria per la vittoria nella battaglia di Lepanto. Da lì appunto il nome: Nuova Palma. Un aspetto importante era poi che si volle costruire, per motivi strategici, una città dalla irrilevante percepibilità, quasi una “città invisibile”, per non dare all’eventuale assalitore punti di riferimento.

Anche noi in Friuli, senza saperlo, abbiamo dunque una “città invisibile”, che sarebbe piaciuta a Italo Calvino.

 
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