Destinazione Barcellona in BlaBlaCar

Amici di TamTam  /   /  Di un nostro lettore

di Simone Firmani

 
È metà estate e mi ritrovo seduto nel giardino di casa a leggere il numero di TamTam dedicato ai viaggi. C’è un articolo in particolare che mi incuriosisce. Lo ha scritto Paolo Medeossi, il quale racconta di come negli anni ’70 si utilizzava spesso l’autostop per viaggiare, andando incontro a situazioni sconosciute, cercando di vivere avventure simili a quelle narrate da Jack Kerouac nel suo “On the road”, per poi tornare a casa con speciali aneddoti da raccontare agli amici. Medeossi scrive che laddove c’era l’autostop ora si sviluppa BlaBlaCar, servizio prezioso di car pooling utilizzato da 25 milioni di persone, ma di cui è difficile comprendere il fascino.

Ci rifletto un attimo sopra. Qualcosa di affascinante credo infatti rimanga, pur avendo la certezza assoluta di salire su un’auto certificata, registrata e controllata, e prenotata dal proprio smartphone. Dipende sempre da chi sono i tuoi compagni di viaggio e dall’itinerario che intendi fare. Ecco allora che leggendo quell’articolo ripenso al mio viaggio verso la Cataloña di due anni fa.

Avevo 25 anni, due sbocchi lavorativi che sarebbero iniziati di lì a poco, ma un desiderio incontenibile di partire. Volevo andare a Barcellona, ma avevo pochissimi soldi. Mi venne così un’idea: arrivare fino in Spagna in BlaBlaCar, a costo di dovermi sorbire ore e ore seduto su un sedile posteriore. Convinsi un mio amico, prendemmo contatto con una coppia di Torino e iniziammo la nostra avventura. Avremmo speso 45 euro a testa.

Dopo aver passato la notte a casa di mia sorella in quella che fu la prima capitale d’Italia ai tempi del Risorgimento, io e il mio amico salimmo in piazza Statuto a bordo della Citröen di Manuel e Sara, una coppia di 28 anni che doveva andare nella nostra stessa direzione. Era il 9 agosto 2014, giornata definita da tutti “da bollino rosso”, poiché nel bel mezzo di un week-end estivo. I nostri due nuovi compagni di viaggio però si rivelarono scaltri, preparati e molto gentili. Avevano già deciso di percorrere una strada alternativa, uscendo dall’autostrada al confine con la Francia per percorrere poi le Alpi e le colline francesi, fino a 350 km da Barcellona. Niente Costa Azzurra, ma solo prati, vacche al pascolo e una strada tutta per noi. Fu un viaggio di 14 ore, ma capace di regalarci piacevoli sorprese.

«Questo percorso veniva fatto dai miei genitori quando erano giovani. Da qualche anno abbiamo deciso di seguire le loro orme» ci disse Sara, lavoratrice per un’azienda del marmo torinese e figlia di una donna catalana, che li avrebbe ospitati proprio a Barcellona per due settimane di vacanza. «Una volta l’autostrada non esisteva, perciò questo era un percorso quasi obbligato» aveva aggiunto Manuel, il suo compagno, occupato in un’impresa vetraia, ma con il sogno di diventare uno speaker radiofonico.

Facemmo tre soste, due brevi e una più lunga per pranzare sulle rive del lago di Serre Ponçon, un lago artificiale che quando fu creato sommerse alcuni piccoli villaggi abbandonati, di cui rimane una sola piccola cappella costruita su un colle, ora in mezzo alle acque. Fu un buon pranzo, composto da due panini e un te freddo alla pesca. Demmo un ultimo sguardo a quel paesaggio, poi risalimmo in auto e proseguimmo il nostro viaggio, fino alla meta.
A notte fonda Sara e Manuel ci lasciarono ai piedi della Sagrada Familia. Loro avrebbero raggiunto i propri parenti, noi la nostra stanza in una casa popolare sulla Gran Via de les Corts Catalanes.

Quella notte, una volta salutati i nostri nuovi amici, camminammo a lungo con lo zaino sulle spalle, un pallone da spiaggia e un ukulele. In testa continuavamo a pensare a quella strada, a quei discorsi semplici ma sinceri e a due persone, conosciute tramite Bla Bla Car, che come noi proseguivano il proprio cammino.

 
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Cose scritte dai nostri lettori che, a volte, pubblichiamo.

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