È la stampa, bellezza!

Lost horizon  /   /  Di Milio Bortolus

Scoppia il caso…. Bufera su… Scontro fra… Sono scenari che trovate continuamente su giornali e siti internet dei vari mezzi di comunicazione. Pane quotidiano, sangue quotidiano, furore quotidiano. Ma poi c’è la realtà, che percorre altri sconosciuti sentieri. Quella realtà che intanto si inabissa, si complica, sprofonda silenziosa, che viene illuminata solamente se c’è qualche fatto ritenuto adeguatamente sensazionalistico a far capire che esiste. Ecco allora uno dei motivi per i quali, quando la realtà mostra all’improvviso il vero volto, stupisce tutti. Un modo per scoprirlo sono le elezioni, dovunque avvengano.

A Monfalcone come in America, la sorpresa è dietro l’angolo, pronta a svelarsi e nessuno o quasi lo aveva capito.  Nel nostro piccolissimo ambito, sul numero attualmente in edicola TamTam aveva pubblicato un articolo intitolato “C’era una volta Monfalcone”. Poi si va a votare, vince la candidata della Lega e apriti cielo. Scatta l’allarme generale, a sinistra. Dunque cos’è successo in questi anni sotto gli occhi di tutti?

Oggi su “La Repubblica” appare un articolo interessante, e drammatico, scritto da un inviato, Giampaolo Visetti, uno che ha lasciato alle spalle la realtà virtuale per entrare in quella vera e ha raccontato, come si usava una volta, la situazione choc del dopo elezioni. Ecco un brano dell’articolo.

“Siamo stanchi, abbandonati. Il cambiamento c’è, ma in peggio. La rottamazione c’è stata, ma i nuovi sono peggiori dei vecchi. Il Pd ora mangia con i padroni, non ha tempo per parlare con i lavoratori. E noi siamo poveri”. E’ ancora buio, tira la bora, tre gradi sopra zero. La massa degli operai Fincantieri preme ai cancelli nel quartiere storico di Panzano. I “bisiachi”, a costruire le grandi navi, sono rimasti in pochi. Erano cinquemila, non arrivano a settecento. La mano d’opera, di appalto in subappalto, arriva da lontano: Bangladesh, India, Europa dell’Est, meridione d’Italia. Il cantiere resta la “mamma”: prima dell’alba migliaia di auto, di corriere e di tir fanno tremare le casette inizio Novecento. Chi arriva in bicicletta viene fermato dai caporali che offrono contratti più lunghi e anticipi sulla paga. Anche uno straniero, da 600 euro, può superare i mille al mese. Alle finestre sono appesi manifesti: “Panzano libero”, “Basta Tir”, “Stop Bangla”

 Se andate sul sito de “La Repubblica” leggete il resto. Un racconto che non dà scappatoie e non si presta a prodezze da giocolieri della parola (senza alcun riferimento….).

Facciamo infine una cosa, riapriamo uno dei testi più belli, sinceri e utili sul giornalismo. Lo scrisse nel 2008 il grande Giorgio Bocca. Intitolato “E’ la stampa, bellezza!” venne pubblicato da Feltrinelli. Consiglio appassionato: leggetelo quanto prima. Intanto ecco una breve citazione cogliendo qui e là:

Il giornalismo di idee e di informazioni, come lo intese il secolo borghese, è una specie in via d’estinzione, se non già estinta… Il giornalismo ora oscilla continuamente tra catastrofismo e miracolismo. Il catastrofismo si alterna all’ottimismo, per piacere a un lettore che vuol avere assieme l’abbondanza perenne, l’eterna gioventù, la felicità, ma che ignora i prezzi che deve pagare allo sviluppo incontrollato e continuo… Ora la parola è tanto più libera, quanto meno conta. Lo stile cede la piazza alla falsa cultura popolare. Una volta il giornalismo era tutto sommato un lavoro individuale, un rapporto tra il giornalista e la realtà, ora non più.


 
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