Elogio di Ignatius

Estasi  /   /  Di Odette Pannetier

Avete dato un’occhiata al TamTam in edicola dal primo gennaio? Spero proprio di sì. Per voi e per tutti può essere una specie di stella polare, di bussola, di angelo custode pronto a volteggiare sui vostri passi quotidiani. Nel calendario abbiamo elencato dati, personaggi, fatti, brividi, libri, film: tutto ciò che il momento ci suggeriva. Alcune cose le abbiamo scritte, ma infinite altre possiamo aggiungerle di continuo perché il calendario non è qualcosa di statico, essendo invece sfuggente e indecifrabile come ogni spirito inquieto che si rispetti.

Per esempio, ai nomi ndicati possiamo aggiungerne subito un altro, fondamentale per noi di TamTam, terribilmente attratti dai libri e dagli autori che sembrano destinati al nulla, al silenzio, all’oblio, e poi riacciuffati per i capelli e illuminati da una benefica (per tutti noi) notorietà. Tra i casi salienti non possiamo scordare il grandissimo e tenero John Kennedy Toole, nato a New Orleans nel 1937, quindi 80 anni fa. Nessuno lo conoscerebbe se non ci fosse stata la mamma… Avete presente la sua storia? Informatevi subito, tanto sapete come fare, anime moderne e tecnologiche.

Comunque (consiglio caldo e affettuoso) leggete o rileggete quell’opera leggiadra, intensa, romantica, sconvolgente, ironica, caustica, esaustiva che si intitola “A Confederacy of Dunces”, pubblicata in Italia da Marcos y Marcos con il titolo “Una banda di idioti”. È la vicenda dell’essere più imprevedibile apparso sotto i nostri cieli, soprattutto se americani. L’uomo più giusto finito tra gli squali della società più ingiusta. In poche parole il sommo Ignatius Reilly, uno dei massimi nemici del popolo Usa di questo secolo, una strana miscela fra un barbone, un Oliver Hardy impazzito, un don Chisciotte grasso e un Tommaso d’Aquino perverso. Grande e unico Ignatius che a un certo punto va a vendere hot dogs nel quartiere francese di New Orleans. Un ragazzo casto, prudente, impressionabile, dalla condotta limpida, finito nel territorio più perverso e corrotto perché, come disse Jonathan Swift, “quando nel mondo appare un vero genio, lo si riconosce dal fatto che tutti gli idioti fanno banda contro di lui”. Nessuno è riuscito a fare un film su Ignatius perché l’unico attore in grado di cimentarsi era John Belushi, che proprio 35 anni fa decise a sua volta di assentarsi.

Per finire, con il cuore allegramente commosso, TamTam ringrazia la follia stupenda di John Kennedy (Toole) e cita alcune trovate del suo, solo suo, Ignatius.

Io sono un anacronismo vivente; questo la gente lo capisce e mi diventa subito ostile.

Mi rifiuto di cercare di migliorarmi. L’ottimismo mi dà il voltastomaco; è perverso. Sin dalla sua caduta, l’uomo è sempre stato in misere condizioni.

Cercasi elemento dinamico, fidato, portato ai contatti umani…. Signore santo, vogliono un mostro. Temo che non potrei mai lavorare per una ditta che ha una tale visione del mondo.

Quando la ruota della fortuna gira verso il basso, vattene al cinema e dimentica il resto.

L’America ha bisogno di teologia e geometria.

C’è del marcio in questa faccenda. Io allora chiamo la polli-zia.

 
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