Il falso teatro di Udine

Le città visibili  /   /  Di Adalberto Burelli

Ventisette anni fa, nell’autunno 1989, il Centro Servizi e Spettacoli si apprestava a inaugurare la sua ottava stagione di Teatro Contatto che aveva come tema “Il Vero e il Falso”. Erano i mesi in cui infierivano le polemiche sul progetto del nuovo Teatro firmato dall’architetto romano Francesco Palpacelli, vincitore del concorso nazionale del 1974, che da più parti si sosteneva fosse sbagliato in quanto non permetteva a tutti gli spettatori una corretta visione della scena.

Auditorium Zanon, 1989

La facciata in costruzione, Auditorium Zanon, 1989

Inserendosi prepotentemente al centro nel dibattito, Paolo Aniello, Alberto Bevilacqua e Renato Quaglia del CSS, decisero di approfittare della controversia per inaugurare polemicamente la stagione teatrale in un nuovo teatro ottenuto mediante una facciata posticcia da installare sull’Auditorium dello Zanon che in quegli anni ospitava le rappresentazioni di Teatro Contatto. Nella realizzazione del progetto venne coinvol to il nostro studio: fu così che Stefano Gri disegnò una facciata neoclassica (lo stile architettonico che contraddistingue i teatri) che si sviluppava lungo il fianco dello Zanon per concludersi su un portico posticcio che proteggeva l’atrio d’ingresso dell’auditorium. I riferimenti figurativi richiamavano la facciata della Scala di Milano ma anche – per la doppia rampa che immetteva nell’ingresso protetto dal porticato – l’Ospedale Vecchio, considerato per molt
i anni il sito naturale dove realizzare il Nuovo Teatro della città e per il quale era stato indetto nel 1961 un concorso di progettazione vinto da Gino Valle.

Assieme alla facciata venne disegnato il cartoncino d’invito che, una volta montato sulla base delle istruzioni scritte sul verso (accompagnate dall’invito “P.S.: Non sbagliare progetto anche tu”), diventava una sorta di modellino del Teatro della Scala. Per sottolineare maggiormente l’evento articolato sul FALSO, furono invitati all’inaugurazione due giovani inglesi sosia di Carlo e Diana d’Inghilterra che, accompagnati da finte guardie del corpo, girarono in città creando curiosità e divertimento tra gli udinesi.

L’imponente facciata posticcia venne realizzata nei laboratori del Teatro Nazionale di Subotica-Vojvodina (Serbia) in pannelli di truciolare sorretti da un’impalcatura in tubi di acciaio ancorati alla muratura. Negli intenti degli organizzatori avrebbe dovuto resistere solamente pochi mesi, sino al termine della stagione teatrale: in realtà si ambientò talmente bene che fu smontata solamente due anni dopo per evitare che i pesanti pannelli, appesantiti dalla pioggia, potessero creare problemi alla sicurezza delle numerose scolaresche che quotidianamente transitavano alla base della facciata neoclassica del (FALSO) TEATRO DI UDINE.

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