Il mondo di ieri

Lost horizon  /   /  Di Milio Bortolus

Miguel Benasayag e Gerard Schmit, psichiatri francesi, scrissero nel 2003 “L’epoca delle passioni tristi”, un saggio diventato famoso e pubblicato in Italia da Feltrinelli. Leggetelo, TamTam lo consiglia. Dice cose interessanti per capire questa estate piena di angoscia e allarmi. Ecco alcune frasi colte al volo:

“Assistiamo, nella civiltà occidentale contemporanea, al passaggio da una fiducia smisurata a una diffidenza altrettanto estrema nei confronti del futuro, non più metafora di una promessa messianica. Oggi la sconfitta dell’ottimismo ci lascia non solo senza promesse future, ma, peggio ancora, con il sentimento che perfino evitare l’infelicità sia un compito troppo arduo per i contemporanei… Lo sviluppo dei saperi non ci ha installato in un universo di saperi deterministici e onnipotenti, tali da consentirci di dominare la natura e il divenire. Al contrario, questo nuovo secolo ha segnato la fine dell’ideale positivista gettando gli uomini nell’incertezza. La nostra epoca è passata dal mito dell’onnipotenza dell’uomo costruttore della storia a un altro mito simmetrico e speculare, quello della sua totale impotenza di fronte alla complessità del mondo, in una incapacità apparente di uscire dalla crisi e dal suo corollario, cioè la vita in stato di emergenza. In quest’ottica è importante capire che il nostro mondo produce, paradossalmente, la prima grande società dell’ignoranza. Il rapporto che ognuno di noi intrattiene con le tecnoscienze che inondano il quotidiano è infatti un rapporto di esteriorità assoluta. La nostra società è la prima che, possedendo delle tecniche, ne è anche, al tempo stesso, letteralmente posseduta. Ci limitiamo quasi sempre a premere dei pulsanti, ignorando quali meccanismi inneschino. Questa realtà storica causa inevitabilmente una soggettività straniata. Il mondo e gli altri diventano oggetti d’uso e i giovani sono bombardati da messaggi che li invitano a diventare valori predatori di quanto li circonda”

I due psichiatri analizzano nel libro i vari aspetti della situazione, partendo dalla minaccia dell’autoritarismo indotta da uno scenario simile. Leggetelo (invito bis).

Un secolo fa, sentimenti analoghi si manifestarono con lo scoppio della guerra mondiale. Su quell’epoca il libro più straordinario è probabilmente “Il mondo di ieri” (Mondadori), uscito postumo negli anni Quaranta dopo che Stefan Zweig, viennese, si era tolto la vita assieme alla moglie. Era finito in Brasile per sfuggire al nazismo e ai fantasmi europei.

“Se tento di trovare una formula comoda per definire quel tempo che precedette la prima guerra mondiale – scrisse Zweig –, e cioè il tempo in cui sono cresciuto, credo di essere il più conciso possibile dicendo: l’età d’oro della sicurezza. Oggi, dopo che la grande bufera lo ha frantumato, sappiamo definitivamente che quel mondo della sicurezza è stato un castello di sogni”

L’epoca che viviamo è di tesa incertezza, la subiamo senza avere risposte ai tanti quesiti. Tiriamo avanti chiudendo alle volte gli occhi davanti a quello che c’è nelle nostre città. Ci restano i libri giusti che raccontano queste fasi storiche, ricorrenti, in cui tutto svanisce, cambia o sembra cambiare.

 
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