Dov’è la neve vera? Nelle montagne di luce

Trame Sotterranee  /   /  Di Carlo Londero

La neve come specchio nitido e gelido, capace di restituirci cromaticamente le vibrazioni degli spazi che abitiamo, anche quelli più lontani. Sulla potenzialità della lontananza, Paolo Rumiz afferma “che dal campanile di Colloredo non vedi il fondo del Mediterraneo; dal crinale smeraldo del Crostis invece lo vedi eccome. […] Seduto sulla cima di un molo di Trieste, è la Carnia che vedo, non il Friuli di pianura” (Ulderica Da Pozzo e Paolo Rumiz, Luci a Nordest, Forum, 2011). Per quasi due mesi non è piovuto e quindi non è nevicato. La neve è diventata merce rara, che d’estate quasi si estingue. Dov’è allora la neve? Non intendo quella chimica, che erode ecosistemi e contamina il terreno, sparata al grido di “Salviamo la Montagna” da cannoni per il trastullo di sciatori domenicali. Dov’è la neve vera?

Incomincio a cercarla dalla mia libreria. Apro il catalogo della mostra Montagne di luce. L’opera di Marco Davanzo (Tipografia Andrea Moro, 2015), tenutasi a Tolmezzo nell’estate di due anni fa. L’artista è nato e morto ad Ampezzo (1872-1955), nel paese alpino al quale ha volutamente fatto ritorno dopo studi e soggiorni tra Venezia, Roma e Macerata.
È un poeta il nostro Davanzo, “un cantore della montagna, colui che per anni ne aveva inseguito il fascino e il mistero”, scrive Michela Lupieri nel catalogo, che prosegue così: “Colte in vari momenti del giorno e nel corso delle stagioni, le Alpi di Davanzo non possono che assumere l’appellativo di “montagne di luce” perché sono abilmente rese dall’artista nella loro luminosità”. Le opere non hanno alcunché da invidiare al più noto Segantini, pittore celebre per le sue splendide pastorali alpine. E sono molti i punti di contatto tra questo catalogo e il volume narrativo-fotografico Luci a Nordest.

Sfoglio il catalogo ed ecco le montagne innevate. Mai è solo bianca la coltre che smorza le rugosità del paesaggio: ora è grigia come un fiume o verde come un mare, azzurra d’ombre, viola di luce crepuscolare o notturna, ora è gialla quasi fossero bucce d’arancia quelle che sulle vette rifulgono la luminescenza invernale, accecante come l’acciaio, ruggine come un sasso ferrigno. La neve è sempre presente nelle pitture di Davanzo, come le montagne, in qualsiasi stagione dell’anno. È il riverbero dell’anima dei luoghi.

 
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