La trippa e i gatti

Le città visibili  /   /  Di Giovanni Vragnaz

Nel dicembre scorso ci hanno avvisato che il Friuli ha la più alta quantità di metri quadri di grande distribuzione per abitante in Italia. Noi pensavamo intanto al commercio a Km zero e globalmente a quanto “piccolo è bello”. E l’assessore alla pianificazione regionale ci raccontava sulla stessa fonte (Il Messaggero Veneto) come esista una previsione, letteralmente spaventosa, di 1,2 milioni di metri quadri possibili, già previsti nei piani regolatori comunali, di ulteriore grande distribuzione.

Mi è imbarazzante ricordare ancora e di nuovo l’ovvietà di come il paesaggio sia l’immagine costruita maggiormente rivelatrice della storia dei valori operanti e delle aspirazioni di una comunità: un imbarazzo però forse ingiustificato se misuriamo la sorprendente indifferenza della stampa locale e degli altri strumenti di comunicazione verso le scelte (o le non scelte) di pianificazione del territorio che tale paesaggio determinano. Stretti fra la comica (o collusa) mitologia dello sviluppo e conservatorismo difensivo fondato su una idea di “natura” separata, anche gli intellettuali di questa regione prevalentemente tacciono, proprio sul terreno che dovrebbe mettere tutti alla prova.

Già molti (troppi) anni fa Leonardo Benevolo, con la solita capacità di sintesi e chiarezza, ci ricordava in un suo piccolo libro, che io ritengo ancora esemplare, (L’Italia da costruire. Un programma per il territorio, Laterza 1996) come:

la distruzione del paesaggio, lo sperpero di valori ambientali nelle campagne e nelle città, come sulle coste e le montagne, è la testimonianza degli ultimi sessanta anni di democrazia imperfetta in questa nazione, la distanza che ci separa dall’Europa e l’entità dei compiti che ci aspettano: nessun governo in Italia ha posto al centro delle sue preoccupazioni la pianificazione territoriale come elemento portante di una sintesi politica capace di condizionare l’economia, la correttezza amministrativa, il rapporto fra poteri, l’esercizio della sovranità popolare.

Leonardo Benevolo

Il disegno dello spazio fisico è stato visto come un intervento settoriale e non strategico. Al contempo il paesaggio è una straordinaria macchina del tempo che conserva a lungo nel bene e nel male le impronte lasciate dalle epoche passate.
Immaginare attraverso il progetto un nuovo, corretto, paesaggio ha bisogno oltre che di continuità – amministrativa e tecnica – di tempo, di raccoglimento e pazienza, in quanto questione complessa per sua natura comprensiva di una vasta gamma di aspetti. Una sfida nei tempi lunghi, dove ogni dettaglio è essenziale e qualunque semplificazione disastrosa e dove calcoli e mediazioni devono poggiare su previsioni durevoli. Ma le condizioni oggi sono cambiate, rendendo tutto più difficile. Qualcuno si accorge che (forse) ci sono troppi centri commerciali solo perché questi cominciano a chiudere, come ci siamo colpevolmente tardi accorti (ma qui il discorso è ancora più colmo di responsabilità politiche) che avevamo grandi caserme vuote (di proprietà pubblica, ed era il 2001-2004!) e poi interi distretti industriali in crisi, come il Triangolo della sedia, mentre realizzavamo le urbanizzazioni per altre, adiacenti aree industriali. E le difficoltà non sono solo (enormi) di ordine economico. Un centro commerciale è molto difficilmente convertibile in altre destinazioni e forse è inopportuno farlo, se non altro per la collocazione: la sua naturale trasformazione è la demolizione e la restituzione del suolo alla campagna. Ma la questione è ben più vasta e radicale: siamo in presenza di un fenomeni nuovi (almeno per l’Italia) che non sappiamo affrontare e verso i quali anche la cultura del progetto è impreparata. Anche il millantato “eroismo” dei piani regolatori che declassano i terreni a non più edificabili – in realtà su accorata richiesta dei proprietari – è sintomo di una nuova realtà.

In sintesi abbiamo un eccesso di quantità costruite ed una domanda decrescente. Anche i progetti di riqualificazione urbana che sono la parola d’ordine “politicamente corretta” dobbiamo chiederci: a chi sono rivolti? “per chi?”, con quali risorse? Per rispondere a quali domande, di servizi, abitazioni o attività produttive? Le trasformazioni anche se oculate, di lungo periodo, ponderate si alimentano di necessità e risorse: qui non c’è più trippa per gatti. Sia per gli astuti felini che si sono riempiti la pancia fino a qualche anno fa, sia che un ponderato, lungimirante (e mite, perché “pubblico”) Gatto con gli Stivali.

Senza poteri magici, fra l’altro.

 

L’Italia da costruire

Leonardo Benevolo, L’Italia da costruire. Un programma per il territorio, Laterza.

 
About the Author

Architetto cividalese, sono attratto da attività culturali capaci di procurarmi un discreto numero di nemici. Credo nell’architettura e nel paesaggio come fatto collettivo.

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