Laura e l’albero della gioia

Trame Sotterranee  /   /  Di Carlo Londero

Sul mio tavolo scuro, verso la parete bianca, c’è un vaso iraniano di terracotta smaltato d’azzurro, da cui svettano i calicanti, solo all’apparenza sgraziati. Tre rametti caricati a grumi da piccole coroncine floreali traslucide come l’opale e prive del pedicello. Le infiorescenze si confondono nell’inverno più grigio: la corolla esterna ha il colore giallo dell’alabastro; quella interna, che si schiude in un secondo tempo a protezione di stami e pistilli dal gelo, è rossa carciofo e più piccola della principale.

La singolarità dell’arbusto è di mettere i fiori nel cuore dell’inverno e prima delle foglie. Ma il calicanto si fa notare per il suo profumo accentuato e unico che si spande d’intorno. È un odore che ha qualcosa di selvatico e di raffinato, ricorda il crepuscolo e il biancore del primo giorno, si intona coi fumi dei camini e con l’aria pura. Dopo esserne stati stregati dall’odore, come animali fiutiamo l’aria con le narici protese in cerca della pianta, per spezzarne un rametto da conservare. Un profumo uguale nelle caratteristiche inebrianti, ma diverso nell’odore, è quello tardoestivo del ciclamino.

Sul mio tavolo c’è il libro I dodici abati di Challant di Laura Mancinelli (Einaudi, 1981). Apro le prime pagine e trovo Venafro (uomo del Duecento, scarse le notizie oltre quelle riportate dalla scrittrice). Durante le notti Venafro compilava un erbario, di cui non si conosce la vastità né il compimento. Dai frammenti che la Mancinelli trascrive, potremmo dedurre voluminoso il manoscritto e forse di qualche fortuna. Uno tra i frammenti più interessanti riguarda «Il calicanto o albero della gioia»:

Se passi dove fiorisce il calicanto al primo fondersi dell’inverno, spezzane un ramo e non temere. Ricresce il calicanto più verde dove l’hai spezzato e ha sulla tua vita un potere meraviglioso: t’insegna a godere d’una gioia rara e misteriosa, e tu potrai camminare sotto l’acqua d’agosto e non accorgerti pure che piove, correre in cima a un colle e non sapere se in salita fu la tua corsa oppure in discesa, e cosa mirabile invero ed assai rara, guardare un tramonto d’autunno con la certezza che il sole, in realtà, non tramonta mai.

Nota. Al momento di rivedere questo breve scritto, vengo a sapere che Laura Mancinelli, nata fortuitamente a Udine il 18 dicembre 1933, è morta il 7 luglio 2016 a Torino, città d’elezione nella quale ha quasi sempre vissuto.

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