Leggere Lolita a Teheran

Augh  /   /  Di Taddeo Zannier

Per capire cosa succede a Istanbul e in Turchia in questi giorni, forse è utile riaprire “Leggere Lolita a Teheran”, libro-testimonianza che Azar Nafisi scrisse nel 2003 (e pubblicato in Italia da Adelphi) dopo aver deciso nel 1997 di trasferirsi per sempre negli Stati Uniti.

Ecco una serie di frasi colte qui e là dove si racconta cosa accadde nel 1979 in Iran con l’inizio della Repubblica islamica:

Leggere Lolita a Teheran | Azar Nafisi

Leggere Lolita a Teheran | Azar Nafisi

E’ incredibile come si finisca per abituarsi a tutto. Sembrava che non mi accorgessi di quanto la vita quotidiana fosse ormai imprevedibile e convulsa. Dopo un po’, perfino la rivoluzione aveva trovato un suo ritmo: la violenza, le esecuzioni, le confessioni pubbliche…

Mi voltai e dissi al mio amico Bijan: “Avresti mai pensato che potesse capitare tutto questo?”. “No – rispose lui – ma avrei dovuto. Dopo che abbiamo contribuito tutti a creare questo disastro, non eravamo condannati ad avere per forza la Repubblica islamica”. In un certo senso aveva ragione. Tra la partenza dello scià il 16 gennaio 1979 e il ritorno di Khomeini in Iran il primo febbraio successivo, l’incarico di formare il nuovo governo era stato affidato a Shahpour Bakthiar, forse il più democratico e lungimirante fra i leader dell’opposizione. Piuttosto che schierarsi con lo scià, Bakthiar aveva appoggiato Khomeini. I suoi primi provvedimenti erano stati lo scioglimento della polizia segreta dello scià e la liberazione dei prigionieri politici. Di lì a poco, negando il proprio sostegno a Bakthiar e costringendolo alla fuga, l’opinione pubblica iraniana (dalle classi popolari alle élite intellettuali) contribuì di fatto a sostituire la dinastia Pahlavi con un regime ancora più reazionario e dispotico, commettendo quanto meno un grave errore di valutazione. Ricordo che allora quella di Bijan era una delle poche voci a sostegno di Bakthiar, mentre le altre, compresa la mia, si limitavano a reclamare la distruzione del vecchio, senza preoccuparsi delle conseguenze…

Mia nonna era la musulmana più devota che avessi mai conosciuto. Lei però scansava la politica e si lamentava perché il velo, che per lei era un simbolo del suo sacro rapporto con Dio, era diventato uno strumento di potere, trasformando le donne che lo portavano in simboli politici…

L’America era improvvisamente diventata l’Isola che non c’è della Rivoluzione islamica. Fu allora che il mito americano cominciò a impossessarsi dell’Iran. Perfino chi desiderava la sua rovina ne era ossessionato. L’America era la terra di Satana e il Paradiso Perduto, l’oggetto di un interesse ambiguo che col tempo, a sua volta, ci avrebbe presi tutti in ostaggio”.

Splendida Azar, da rileggere tutta, compresi i libri successivi (sempre Adelphi) “Le cose che non ho detto” e “La Repubblica dell’immaginazione”.

Per saperne di più sulla Turchia tornate a YouTube e dopo aver visto “Crossing the bridge”, il film documentario sulla musica di Istanbul, andate a cercare “Ai confini del paradiso”, altro film del prodigioso regista Fatih Akin, tedesco di origine turca.

 
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