Natale tra Amman e Friuli

Amici di TamTam  /   /  Di un nostro lettore
di Giulia Fagotto
 

Giulia Fagotto, di Travesio, fa la project coordinator per una ONG che lavora in Giordania nel campo dello sviluppo e dei diritti umani. Specializzata in migration studies, più che un’esperta di migrazione è diventata un’esperta migratrice… Ecco il suo Natale raccontato per TamTam.

 

 

 

Un’insolita brezza fresca mi sorprende mentre, con gli occhi ancora pieni di sonno, esco dal mio appartamento, pronta ad affrontare i taxisti di Amman. I taxi, l’incubo di ogni expat. O meglio, di ogni espatriato squattrinato che non possiede una macchina, come la sottoscritta. Stamani sono fortunata: alzo il braccio, immediatamente un giovane taxista si ferma e, dopo una veloce contrattazione, accetta di accendere il tassametro e di portarmi a destinazione. Mi metto quindi comoda sul sedile posteriore e sfilo il mio libro dalla borsa, pronta a immergermi nella lettura. “Troppo bello per essere vero!” penso. Ma ecco che il volume assordante della radio mette fine al mio tentativo di fuggire dalla realtà mattutina. Stordita dal rumore dei clacson e della voce dello speaker radiofonico che scandisce notizie in una lingua a me ancora sconosciuta, cerco di trovare riparo nei pensieri. Volgo lo sguardo fuori dal finestrino, il sole illumina il paesaggio. Donne velate cariche di borse, giovani in completo che si avviano veloci al lavoro, bimbi che si dirigono a passo lento verso scuola, uomini con i loro carretti stracolmi di uova, pane e mais che stazionano fuori da banche e uffici pronti a sfamare i pendolari; sullo sfondo cartelloni pubblicitari, bidoni delle immondizie stracolmi, palazzi in costruzione. Questo è il cuore pulsante di Amman: il quartiere di Shmeisani.

I miei occhi si muovono velocemente nel brulicare di voci, di colori, d’immagini contrastanti. Cerco di catturare ogni fotogramma con dedizione quasi maniacale, quando a un tratto il mio sguardo viene rapito da un enorme pannello sulla facciata di un centro commerciale. Si tratta di una foto di albero di Natale. Incredula, do un’occhiata al cellulare che conferma: siamo alla fine di novembre. Manca meno di un mese a Natale e io non me ne sono accorta, non ho ancora pensato a nulla: riuscirò a rientrare a casa? Avrò tempo per i regali? Ci sono nuovi nati in famiglia da aggiungere alla lista shopping?

Lascio che queste domande prendano possesso della mia mente tanto da dimenticare di chiedere il resto al taxista, il quale si prodiga in saluti di gentilezza esagerata che io, lì per lì, scambio per sincera cordialità. La giornata al lavoro trascorre lenta e io non riesco a capacitarmi di aver dimenticato la festa che ha caratterizzato la mia infanzia. Ripenso con tenerezza a quando, a cinque anni, mi nascondevo dietro la porta per cogliere Babbo Natale in flagrante e mi arrabbiavo con mio fratello minore che dopo pochi minuti cedeva al richiamo delle coperte e ritornava a letto. Ignavo! Io resistevo stoicamente ancora una quindicina di minuti per poi finire addormentata nel mio freddo nascondiglio. Ricordo i pranzi in famiglia, lo stupore dei primi regali che effettivamente esaudivano i desideri espressi nella letterina.

Il Natale fa parte dei ricordi, di un passato abbastanza lontano. Ora è una questione di vacanze, una possibilità per rientrare a casa, rivedere gli amici che, come me, sparsi per il mondo rientrano all’ovile. È un’occasione per mangiare e bere, abbracciare genitori e parenti, conoscere i nuovi nati e poi ripartire. Null’altro. Improvvisamente provo un senso d’immensa gratitudine verso questo paese che mi ospita, la Giordania. Sebbene la vita quotidiana da donna single in un Paese musulmano non sia sempre semplice, mi sento incredibilmente felice di non dover subire il bombardamento mediatico e pubblicitario che da settembre a dicembre invade strade, televisioni e radio in Europa.

I giordani non si preparano al Natale, non corrono a fare shopping sfrenato, qui non serve avere per forza un piano per l’ultimo dell’anno. Qualche tentativo di utilizzare questa festa cristiana per incrementare le vendite è fatto dalla grande distribuzione alimentare che propone offerte nella speranza di scucire qualche quattrino dalle tasche della ricca borghesia locale e degli stranieri.

Certo, è strano girare con abiti primaverili, non vedere vetrine addobbate, non avere scuse per tuffarsi sulla cioccolata e sui dolci senza pensare alla dieta. Mi mancano il profumo della cannella, le luci che addobbano le strade ciottolate del centro, i signori distinti con il cappello e la pipa che camminano a braccetto con le loro signore, il cinema con le amiche. Mentre assaporo questi ricordi penso che, al riparo dalla commercializzazione del Natale, posso vivermi questa festa come qualcosa di intimo e personale, legata agli affetti, alla famiglia e agli amici che rivedrò, al cibo abbondante che puntualmente riempirà la tavola e al buon vino che innaffierà le serate. In fondo non dovrebbe essere proprio questo il senso del Natale?

Oddio, però ora è meglio che mi sbrighi a cercare un volo per l’Italia se non voglio perdere la magia del Natale friulano!

 
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Cose scritte dai nostri lettori che, a volte, pubblichiamo.

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