Nevermind sul golfo

Lungo la via dell'Oxiana  /   /  Di Paolo Medeossi

Fotografie di Miha Fras.

Vi siete ripresi? Avete capito allora cos’è TamTam, il giornale (il gioco) delle passioni? Una piccola grande idea, un viaggio, che può cominciare in qualsiasi istante. Adesso per esempio mentre piove. Un libro aperto a caso, una frase sottolineata a matita chissà quanto tempo fa. Questa:

“Restammo in silenzio, a fissare il fiasco di Chianti sul quale la rafia diventava d’un tratto il simbolo di una grande nostalgia”.

Frederic Prokosch

Poche parole (l’autore è il supremo Frederic Prokosch), ma bastano. Siamo già catapultati con tutte le nostre ruggini in un altrove e la nostra guida morale, spirituale, eccetera, non può essere che “La Repubblica dell’immaginazione”, dell’immensa Azar Nafisi. Lì dentro, tra le pagine pubblicate da Adelphi, c’è quello che cerchiamo. Breve citazione:

“Siamo umani, e per questo abbiamo bisogno di narrare e leggere storie, le nostre e quelle degli altri. Abbiamo bisogno di rinnovare continuamente la nostra percezione del mondo ed essere pronti a cambiare noi stessi e l’ambiente che ci circonda”.

Azar Nafisi

TamTam delle passioni è proprio tutto qui. Ci state?
Il prossimo numero (e sarà il primo su carta, lo faremo uscire il primo aprile, sperin ben) sarà dedicato, come abbiamo già annunciato, al tema degli anniversari.
Il 2016 è pieno zeppo di anniversari. Ma cos’ha di singolare, cabalisticamente parlando, questo numero 6?
Gli anniversari, importanti, coinvolgenti, scorreranno su di noi e sulle nostre coscienze, sulle fantasie. Cosa ci lasciano? E come viverli, come interpretarli? Viviamo in tempi che ondeggiano tra fanatismi e indifferenza, tra eccessi e oblio.
TamTam ne parlerà citando altri anniversari, piccolini, sfuggenti, che magari non c’entrano niente, e che pure qualcosa possono significare nella loro impalpabilità. Chissà… Accanto a quelli di tutti ci sono poi i nostri anniversari privati, i più intimi, i più impegnativi, quelli attorno ai quali ognuno costruisce la propria autobiografia, che essendo solo sua alla fine diventa la più importante di tutte, come dice Annie Ernaux in un prezioso libro che si intitola appunto “Gli anni”, uscito da poco per l’editore L’orma.

Pronti per un viaggetto da TamTam? Si va a Muggia, bellissima, un pugno di case sul golfo attraversate da strade tracciate da una mano ispirata. Tutto ha un senso in quell’intreccio e quando si arriva in una sera fredda d’inverno, con un filo di bora addosso, appare laggiù la fantasmagoria di una Trieste by night da spettacolo unico al mondo.
Ma noi stavolta siamo qui in veste di cacciatori di anniversari, e cioè?
Il teatro Verdi è una vecchia, romantica struttura un po’ liberty, che risale a un secolo fa. C’è una bella stagione di prosa mentre la domenica si dà spazio alle compagnie dialettali triestine. Da cult sono titoli del tipo “Sesso, bugie e… papagai”. Tutta un’altra musica con la vera stagione che incredibilmente raduna lì, a due passi dalla Slovenia, tanta gente di Udine e dintorni. Sono i misteri e i tracciati affascinanti del teatro che non si arrende.
Accanto alla sala con i palchi c’è (come si usava una volta) un baretto in pieno stile anni Sessanta. Da un attimo all’altro ti aspetti Rita Pavone o Caterina Caselli spuntar fuori dal juke box… E c’è naturalmente il classico anzianotto del paese, stanziale e vigile. Appena vede un tordo foresto di passaggio, gli allunga una storiella per stupirlo. E in questo caso si riesce davvero perché qui, al teatro Verdi, nel cuore delle venezianissima Muggia, si tenne quello che possiamo definire come “il concerto più incredibile mai svoltosi nella nostra regione”. Era il 16 novembre 1991, tra qualche mese saranno 25 anni. Vedete che allora un po’ di anniversario c’è.
Lì, su quel palco, quel lontano giorno di tempi importanti e complessi, perché i muri erano appena crollati, la Jugoslavia era finita, la guerra nei Balcani stava per cominciare e così via, si esibirono i Nirvana, Kurt Cobain in testa.
Voi che siete agili e svegli a questo punto siete andati subito in rete e digitando ”Nirvana Muggia” avete scoperto tutto.
Ok, d’accordo, non resta che, augurandovi un buon viaggio, sottolineare solo un paio di cose.
I triestini sono sempre grandi quanto a spirito. In un blog, a proposito di quel concerto, c’è chi scrive: “Kurt Cobain in mezo ai muloni a Muja”. E poi testuale: “Un mulon segnalà de Diego Manna su facialibro (!) el ga postà su You tube dele registrazioni dei early Nirvana de Kurt Cobain che secondo lù le saria stade fate al teatro Verdi de Muja quella mitica sera del 16 novembre 1991. I Nirvana i iera vizin a Trieste, ancora no famosi…”. E un altro commenta sul blog: “Con quella cavelada anche Kurt el iera un mulon?”. E l’altro ancora: “Kurt iera e resterà mulon dentro”.
Eccetera eccetera.

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La fama dei Nirvana stava per esplodere. In agosto avevano fatto uscire “Nevermind”, il loro capolavoro, che nel gennaio successivo salì al primo posto nelle classifiche americane. Lì sospesi, tra quasi anonimato e celebrità perenne, fecero una tournée in Italia, primo concerto proprio a Muggia, organizzato da Alex Fabbro, un ragazzo di Udine. Tanti, tra i 300 spettatori, quelli arrivati da Slovenia e Croazia.

Di quel concerto non esistono video, solo registrazioni audio e foto, con pazzi svolazzanti sulle teste del pubblico. Il volo e il delirio punk erano cominciati…
Citando quella serata rimasta almeno nella storia di Muggia non si cambia la vita di nessuno. E’ solo una divertente curiosità, un flash, un momento che illumina forse tante cose di 25 anni fa.
Sono questi insomma gli anniversari singolari che cerchiamo viaggiando nella Repubblica dell’immaginazione.
Per esempio, mai sentito parlare di Amelia Rosselli?

About the Author

Tutto accadde molto tempo fa meditando su uno scoglio davanti al mare di Duino: tuffarsi o no nelle congestioni e nelle ebbrezze della vita?