Next Christmas

Lost horizon  /   /  Di Milio Bortolus

Confessatelo, ammettetelo. Da due giorni cliccate su quel video chiedendovi: ma eravamo proprio così? Con quei capelli svolazzanti e ariosi, con quegli sguardi timidoni da cuori in tumulto, con quella neve attorno (ma quanto nevicava!), con quel piacere di stare in compagnia senza che nessuno potesse isolarsi tuffandosi dentro uno smartphone o farsi un selfie… Già, eravamo proprio così. Possono dirlo quanti erano già cresciutini o maturi, mentre i ragazzi di oggi (i nativi digitali), di fronte a certe immagini, possono avviare uno studio articolato di antropologia su come si viveva una trentina di anni fa, appunto negli Anni Ottanta. L’ondata sentimental-nostalgica ci è arrivata fissando il ciuffo biondo di George Michael che varcava clamorosamente i portoni della celebrità eterna con le scene ingenue, giocose, ma molto efficaci, di “Last Christmas”. Inutile fare i gelidi e gli indifferenti: ti segnano il cuore e i pensieri, eccome. Sembrano cose remote, antiche, eppure questo accadeva solo un paio di generazioni fa. Strano un fatto: a segnare quel periodo, fragilmente, ma trionfalmente collocato tra i truci anni Settanta e i dinamici anni Novanta, furono musiche, video e film che evocavano momenti leggeri, di incontro, di vacanza, inzuppati in un benefico romanticismo, come “Sapore di mare” o “Last Christmas”

Se volete ancora di più immergervi in tali atmosfere è necessario rileggere lo scrittore italiano che meglio le ha narrate. Ed era sicuramente Pier Vittorio Tondelli, emiliano di Correggio, nato nel 1955 e morto il 16 dicembre 1991, quindi proprio 25 anni fa, ad Anni Ottanta appena finiti. E forse non fu un caso. Rileggete i suoi romanzi, i suoi articoli, i libri che li raccolgono come i bellissimi L’abbandono e Un weekend postmoderno. Dentro c’è lo spirito di un’epoca di ricerca, movimento, scoperta, dove trovate anche tanta Udine. Si trattava di attraversare un paese, di esplorare una città, di incontrare personaggi inediti, di accendere un rapporto confidenziale. Tondelli viveva tutto come avventura, l’avventura di chi per conoscere, vedere, narrare, doveva unire tanti dispersi piccoli frammenti di vita.

Breve sua citazione:

Certo, la grande voglia di divertirsi, di viaggiare, di emergere, di acquistare beni di consumo ha caratterizzato il decennio appena trascorso, ma sarebbe riduttivo ricondurre ogni esperienza e ogni tensione ideale solo a questi aspetti. Poiché anche negli Anni Ottanta, che molti si affrettano incautamente a vituperare, sono emersi valori e comportamenti assolutamente non trascurabili. Innanzitutto un ritorno alla solidarietà (non più di classe, ma generalmente civile) di fronte alle emergenze sociali, e poi il ritorno degli studenti medi in piazza per chiedere più efficienza al governo e ai burocrati. La stessa sorprendente fine dei regimi comunisti sta rilanciando una nuova tensione politica e ideale nel segno dell’Europa. L’esperienza giovanile degli Anni Ottanta ha visto giusto in almeno due casi: primo, attraverso i raduni rock, nell’evidenziare i non più rimandabili problemi ecologici del pianeta; secondo, più limitatamente agli italiani, nell’aver capito l’importanza dei paesi dell’Est per riproporre un’idea continentale …

Giovani protagonisti, dunque. Da lì nasceva il week end postmoderno di Tondelli. Illusioni, passioni, speranze, slanci, poi franati nei decenni successivi. Ora davvero ci vorrebbe un “Next Christmas”. Ma con chi?

 
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