Ogni sera un addio

Lungo la via dell'Oxiana  /   /  Di Paolo Medeossi

Era la dolce figlia
di un uomo solitario,
tra il loro amore il mare,
lui era un pescatore.

Prima un bacio, poi un altro,
ogni sera un addio,
lei gli porgeva un cestino
e sorrideva al destino.

Conoscete queste parole, questa musica? Secondo TamTam, che non teme a esporsi, questa (“Sul porto di Livorno”) è la più bella canzone italiana di sempre. Testo e musica di Piero Ciampi, voce di Nada, straordinari livornesi protagonisti di una storia che risale agli anni Settanta e che tutti dovrebbero conoscere partendo dai dischi e intanto dal viaggio informativo su YouTube. Ci sono libri, scritti da Enrico de Angelis e Giuseppe De Grassi, nei quali si trovano dati, racconti, suggestioni della tormentata, affascinante vicenda di Ciampi, del quale il monfalconese-ligure Gino Paoli disse: “Ho sempre pensato che fosse il più artista di tutti noi. La sua vita è stata come le sue canzoni: acre-irosa-tenera-assurda”.

NadaA questo veniva da pensare durante una emozionante serata nella Casa Pisani di Romans d’Isonzo, una delle tappe de “La terra e l’anima”, spettacolo nato in Friuli, nella culla di LeggerMente a San Daniele, che lo ha prodotto assieme a Puntozero. Attorno a una ricerca, dedicata ai canti e alle melodie della tradizione religiosa e popolare, Nada e la pianista Rita Marcotulli hanno costruito un viaggio fra suoni e parole sempre capaci di raggiungere e graffiare i sentimenti scuotendoli dal torpore. Nel suo testo Nada intreccia frasi e versi che, a tanti lettori di qui, evocano subito riferimenti amatissimi alla poesia di Pier Paolo Pasolini e di Federico Tavan, quest’ultimo citato con passione e commossa verità. Terra e anima raccontano allora, attraverso un dialogo tra le due artiste, qualcosa che ci apparteneva e che ora ci sfugge tra le mani, probabilmente il tempo in cui era ancora possibile desiderare le cose.

Nada è bravissima, ha la potenza di una voce ragazzina e l’intensità di chi ha sofferto, vissuto, resistito, conservando lo sguardo giusto per capire il mondo invisibile che scorre vicino a noi. Nello spettacolo canta molto Ciampi e anche brani del suo ultimo album “L’amore devi seguirlo”, disco autarchico, autoprodotto, autoscritto, autotutto come dice lei. Assolutamente da brividi è “All’aria aperta” (consiglio appassionato: andate ad ascoltarlo subito su YouTube). Nella sala di Romans c’erano ragazze, sedute a terra tra il pubblico, che lo cantavano conoscendolo a memoria. E’ musica che arriva a tutti, ovunque, a ogni generazione, come accade quando si sceglie la strada della spontaneità e d’una bravura artistica che resta se stessa senza trucchi o camuffamenti.

A un certo punto, mentre su uno schermo appare la foto della donna messicana con bandiera, opera di Tina Modotti, Nada cita ancora Tavan: “Sono solo un bambino che piange e arranca a fatica su una croce diversa, mordendo i chiodi e spingendo i piedi verso il basso a sentire l’erba che cresce”.

Tornando a casa nel buio della notte di maggio TamTam non poteva non ripensare (come accade dopo un volo sulla nave spaziale nel cosmo dell’immaginazione) a Piero Ciampi e alle parole d’un capolavoro come L’assenza è un assedio.

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Tutto accadde molto tempo fa meditando su uno scoglio davanti al mare di Duino: tuffarsi o no nelle congestioni e nelle ebbrezze della vita?

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