Il potere è come una droga

Memoria  /   /  Di TamTam

Primo Levi pubblica nel 1986 “I sommersi e i salvati”, che rappresenta la summa delle sue riflessioni suggerite dall’esperienza vissuta nei campi di sterminio nazisti. Ecco alcune frasi tratte dal capitolo “La zona grigia”.

L’ascesa dei privilegiati, non sono nel Lager ma in tutte le convivenze umane, è un fenomeno angosciante, ma immancabile: essi sono assenti solo nelle utopie.

Pietà e brutalità possono coesistere, nello stesso individuo e nello stesso momento, contro ogni logica; e del resto la pietà stessa sfugge alla logica. Non esiste proporzionalità fra la pietà che proviamo e l’estensione del dolore da cui la pietà è suscitata: una singola Anna Frank desta più commozione delle miriadi che soffrirono come lei, ma la cui immagine è rimasta in ombra.

Era un piccolo tiranno, impotente verso l’alto e onnipotente verso il basso.

L’uomo, dice Thomas Mann, è una creatura confusa; e tanto più confusa diventa, possiamo aggiungere, quanto più è sottoposta a tensioni: allora sfugge al nostro giudizio, così come impazzisce una bussola al polo magnetico.

Il potere è come la droga: il bisogno dell’uno e dell’altra è ignoto a chi non li ha provati, ma dopo l’iniziazione, che può essere anche fortuita, nasce la dipendenza e la necessità di dosi sempre più alte; nasce anche il rifiuto della realtà e il ritorno ai sogni infantili di onnipotenza. Di fatto allora notiamo la sindrome d’un potere protratto e incontrastato con la visione distorta del mondo, l’arroganza dogmatica, il bisogno di adulazione, l’aggrapparsi convulso alle leve di comando, il disprezzo delle leggi.

La storia di Rumkowski è la storia incresciosa e inquietante dei Kapos e dei funzionari dei Lager; dei gerarchetti che servono un regime alle cui colpe sono volutamente ciechi; dei subordinati che firmano tutto, perché una firma costa poco; di chi scuote il capo ma acconsente; di chi dice “se non lo facessi io, lo farebbe un altro peggiore di me”.

Infine, una breve citazione tratta da “Se questo è un uomo”:

Guai a sognare: il momento di coscienza che accompagna il risveglio è la sofferenza più acuta. Ma non ci capita sovente, e non sono lunghi sogni: noi non siamo che bestie stanche.


 
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