Pranzo di Natale

TamTam della Piccola Posta  /   /  Di Elena Commessatti

È Natale; si parla di questo nel numero di chiusura del primo anno di vita di TamTam (giornale) delle passioni. 2016, primo anno di vita per la nostra anarchica rivista che termina in bellezza, si fa per dire, con una colorata riflessione sul Natale.

Italo Calvino scrive nelle Lezioni americane che “la fantasia è un posto dove ci piove dentro”. E dunque anche noi in questo contesto ci possiamo far piovere panettoni, glasse, buoni pensieri e parenti ritrovati. Possiamo fermarci a riflettere sul mondo e pure condividere. Una gita in chiesa, un pensiero alla Madonna, un momento mistico dedicato ai vecchi amori. Un bilancio dei vivi e dei morti, nella palude dei nostri cuori. Possiamo accondiscendere e pure fare marcia indietro. Ma chi è scrittore, e lo fa come me da regina (si fa per dire) dei dubbi, un racconto sul Natale proprio non riesce a imbastirlo.

“Nei giorni successivi, in preda alla disperazione”, lascia detto Paul Auster nel Racconto di Natale di Auggie Wren, “ho combattuto con i fantasmi di Dickens, O. Henry e di altri maestri dello spirito del Natale.” E poi continua: “Il solo termine ‘novella di Natale’ evocava in me spiacevoli sensazioni che mi facevano venire in mente insopportabili effusioni di sentimentalismo ipocrita e sdolcinato. Anche nel migliore dei casi le novelle di Natale non erano altro che sogni dorati e illusori, fiabe per adulti… D’altra parte com’era possibile proporsi di scrivere una novella di Natale priva di sentimento? Era una contraddizione in termini, un rebus irrisolvibile.”

Giò Ponti Bene, concordando dunque con la reticenza intelligente di Auster e pure con il distacco di Buzzati (leggete Il panettone non bastò) e con quanti si sono cimentati, o non, nelle più belle storie dedicate al tema, c’è un territorio – meraviglioso e soprattutto svolazzante di leggerezza – dove si può lardellare un racconto con aghi di pino sentimentale senza farcirlo di grasso colante nel superfluo. È la cucina, o meglio “la cucina elegante”, di E.V. Quattrova (nome di piuma, come si dice), uscito nel 1931 con la prefazione di Piero Gadda (cugino dell’ingegnere del Pasticciaccio) e con i disegni di Tommaso Buzzi e Gio Ponti (quel Gio Ponti, il mito). La Quattrova nel suo Quattrova illustrato dedica un capitolo ai pranzi di Natale. E scrive: “Non c’è paese in cui il pranzo di Natale non acquisti una speciale solennità.” E così anche noi di TamTam riportiamo la zampa lunga di uno dei più colti galatei gastronomici e culturali scritti in Italia nel Novecento – ironico e raffinato nei disegni e nei contenuti – e lasciamo per il giornale, per il capodanno, la zampa nostra, mia e di Allegra Castelli, amica e maestra di vita. Se volete approfondire l’esistenza del Christmas Pudding nella lettura delle gustose ricette lì dentro, fate pure, ma quello che a noi piace ricordare è quanto scrive in calce agli ingredienti la nostra autrice.

Graziosissima è l’usanza di nascondere nella pasta diversi oggettini d’argento, che hanno ciascuno un significato profetico per chi li trova nella propria fetta. A esempio: un anellino d’argento/matrimonio; un ditale d’argento/zitella; un bottone d’argento/scapolo; una calza d’argento/danari; una moneta/ ricchezza; un ferro da cavallo/ fortuna.

Così lascia detto E.V. Quattrova nel lontano 1931. Bene, io vi domando: a me è capitato per ben due volte nel Christmas Pudding di trovare sotto la dentiera, si fa per dire dentiera, un ditale d’argento, super punzonato e di super argento. Mi devo preoccupare?

 
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