La ricostruzione anonima

Le città visibili  /   /  Di Giovanni Vragnaz
Questo articolo è stato pubblicato sul numero 01 di TamTam
 

Ricordare la ricostruzione del Friuli post terremoto significa ricordare la più straordinaria stagione nel rapporto fra lavoro intellettuale e politica del nostro passato, senza paragoni in Italia e probabilmente in Europa.
È questa una affermazione indubbiamente impegnativa. Il mandato era chiaro, risultato di pressioni popolari vivaci. Si trattava di privilegiare il recupero degli edifici evitando lo spostamento dei paesi. Difesa delle – rinate – identità e diffidenza verso il nuovo erano sinonimi. Dimensioni del problema considerevoli: alla fine circa 75.000 alloggi recuperati (e 20.000 ricostruiti) sparsi su un territorio di oltre 6.700 Kmq.

Per raggiungere questi obiettivi la Regione si affidò ad un gruppo di professionisti coordinati da una figura che ebbe un ruolo centrale, anche nella stesura delle nuove leggi, l’ing. Roberto Gentilli. Essi celermente produssero un apparato tecnico la cui appropriatezza è dimostrata dal suo uso che si protrasse ben oltre i tempi della ricostruzione. Era necessario descrivere in modi confrontabili i danni subiti dagli edifici, descrivere in modo analogo le tecniche di recupero, (spesso innovative, ma praticabili anche da piccole imprese), unificare le modalità di rappresentazione dei progetti e delle analisi dei costi.

Ricostruzione terremoto Friuli 1976Un lavoro molto impegnativo, con la produzione di una manualistica a cui si assoggettarono i centinaia di studi e migliaia di professionisti impegnati nella ricostruzione: dal formato dei disegni, ai simboli grafici, agli spessori delle linee. Una esperienza di unificazione da fare invidia alla NEP sovietica.
I progettisti divennero realmente “organici” ad una collettività in un momento, che oggi pare irripetibile, di legittimazione di una classe politica come di una comunità di tecnici.
In modo derivato la ricostruzione diventa improntata ad una positiva “qualità media”: quasi a quel carattere interpersonale, superpersonale che Massimo Bontempelli esalta come il massimo risultato dello stile. “Questo straniamento dell’opera dall’autore, questo perfetto annullamento del cordone ombelicale… deve essere il nostro supremo ideale… diventare anonimi”. ¹

In Friuli questo avverrà al prezzo di una sostanziale indifferenza verso i linguaggi dell’architettura moderna. È certamente improprio, nei confronti dei risultati complessivi della ricostruzione, adottare una critica “linguistica” e di ordine “estetico”, del tutto irrilevante di fronte alla complessità dei compiti di allora ed al mandato che venne affidato ai tecnici. Se ci fossero dei dubbi sull’originalità di quella esperienza essa risalta nitida nel confronto con il narcisismo individualista che oggi attraversa, inevitabilmente, anche le professioni tecniche, complementare alla perdita di tensione civile e di programmi e obiettivi condivisi.

Bisogna invece tornare a riflettere sulla eredità di metodo che quella storia ci indica, pur senza nostalgie e consapevoli che si tratta di un momento che fu realmente eccezionale.
Questa storia infatti ci pone con tutta evidenza la “domanda delle domande” che come tale ci poneva Walter Benjamin già nel 1931 nel saggio “L’autore come produttore”: “Prima di chiedere: che posizione ha una poesia rispetto ai rapporti di produzione dell’epoca, vorrei chiedere: quale è la sua posizione in essi?“. ²

La domanda che non possiamo smettere di porci e che, comunque, anche lo volessimo, non possiamo evitare.

Il titolo ricalca “Architettura in Friuli: La ricostruzione anonima” di Giovanni Vragnaz e Paolo Bon in “Movimenti moderni, terremoti ed architettura 1888-2004”, Parametro, n°251 del maggio – giugno 2004. Nello stesso numero importante l’articolo dell’ing. Gentilli “Politica e tecnica dopo il terremoto friulano”.
¹ È Francesco Tentori che cita Bontempelli in “Le architetture della ricostruzione, in 1976-1986: La ricostruzione in Friuli.” Atti del convegno IRES del 21-22 marzo 1986.
² Walter Benjamin in “L’autore come produttore” ora in “Avanguardia e rivoluzione” Einaudi, Torino, 1973, pag.210.

 

About the Author

Architetto cividalese, sono attratto da attività culturali capaci di procurarmi un discreto numero di nemici. Credo nell’architettura e nel paesaggio come fatto collettivo.

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