Società liquida, appunto….

L'eredità di Bauman  /   /  Di TamTam

Viviamo in una “società liquida”, senza riferimenti solidi, con destini imprecisi, in cui c’è tutto da capire. Lo sappiamo bene, sulla nostra pelle, giorno dopo giorno. Ma a spiegarcelo genialmente, definendo un concetto straordinario con semplicità e immediatezza accessibile a tutti, è stato il grande Zygmunt Bauman. In questi giorni, salutandolo, mass media e intellettuali ne hanno parlato e scritto ricorrendo al solito modo utilizzato quando ci si congeda dai grandi: parlare di chi non c’è più citando abbondantemente se stessi. E siccome Bauman era gentile e molto attivo, anche qui da noi in regione venne parecchie volte per cui il suo ricordo è diventato un collage di memorie, di aneddoti e pure di meriti personali (nell’averlo ospitato). Scenari da “società liquida”, appunto…

Insomma, cos’è questa “società liquida” finita in tutti i titoli di giornali e tg? Ecco come la spiegò anni fa sull’Espresso Umberto Eco:

La società liquida inizia a delinearsi con la corrente detta post-moderna, una sorta di traghetto dalla modernità a un presente ancora senza nome. Per Bauman tra le caratteristiche di questo presente in stato nascente si può annoverare la crisi dello Stato (quale libertà decisionale rimane agli stati nazionali di fronte ai poteri delle forze supernazionali?). Scompare un’entità che garantiva ai singoli la possibilità di risolvere in modo omogeneo i problemi del nostro tempo, e con la sua crisi ecco che si sono profilate le crisi delle ideologie, e dunque dei partiti, e in generale di ogni appello a una comunità di valori che permetteva al singolo di sentirsi parte di qualcosa che ne interpretava i bisogni. Con la crisi del concetto di comunità emerge un individualismo sfrenato, dove nessuno è più compagno di strada ma antagonista di ciascuno, da cui guardarsi.

Questo “soggettivismo” ha minato le basi della modernità, l’ha resa fragile, da cui una situazione dove mancando ogni punto di riferimento tutto si dissolve in una sorta di liquidità. Si perde la certezza del diritto e le uniche soluzioni per l’individuo senza punti di riferimento sono da un lato l’apparire a tutti costi, l’apparire come valore e il consumismo. Però si tratta di un consumismo che non mira al possesso di oggetti di desiderio in cui appagarsi, ma che li rende subito obsoleti, e il singolo passa da un consumo all’altro in una sorta di bulimia senza scopo. Crisi delle ideologie e dei partiti: qualcuno ha detto che questi ultimi sono ormai taxi sui quali salgono un capopopolo o un capobastone che controllano dei voti, scegliendoli con disinvoltura a seconda delle opportunità che consentono, e questo rende persino comprensibili e non più scandalosi i voltagabbana. Non solo i singoli, ma la società stessa vive in un continuo processo di precarizzazione. Che cosa si potrà sostituire a questa liquefazione? Non lo sappiamo ancora e questo interregno durerà abbastanza a lungo.

Bauman osserva come (finita la fede di una salvezza proveniente dall’alto, dallo stato o dalla rivoluzione) sia tipico dell’interregno il movimento d’indignazione. Questi movimenti sanno che cosa non vogliono ma non che cosa vogliono. Essi agiscono, ma nessuno sa più quando e in quale direzione. Neppure loro. C’è un modo per sopravvivere alla liquidità? C’è, ed è rendersi appunto conto che si vive in una società liquida che richiede, per essere capita e forse superata, nuovi strumenti. Ma il guaio è che la politica e gran parte dell’intellighenzia non hanno ancora compreso la portata del fenomeno. Bauman rimane così una vox clamantis in deserto.

Chiaro e lucido Umberto Eco e chiarissimo ancora di più il sommo Bauman. Perché allora voler apparire a tutti i costi anche commemorando chi metteva proprio in guardia contro tale atteggiamento?
 
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