Trecento anni con Floreàn e Venturìn

Lost horizon  /   /  Di Milio Bortolus

Nel calendario delle passioni, tema saliente scelto da TamTam per questo gennaio 2017, possiamo citare con cuore lieto una di quelle date che non sei nato tra le rogge, e a due passi dal colle con sopra il castello e il campanile sormontato dall’angelo dorato, difficilmente potrai capire. Proprio trecento anni fa, dunque nel 1717, fecero il loro ingresso nel cuore di Udine due personaggi tra i più amati dalla tradizione popolare. All’inizio erano solo giganti di pietra, un po’ snob e arrongantelli, poi sono diventati due di famiglia sui quali (partendo dal tema scabrosetto del sesso) si sono intrecciate nel tempo mille facezie e battute.

In origine i giganti abbellivano il palazzo dei conti della Torre, che si trovava nell’attuale piazza XX settembre, edificio abbattuto un paio di volte: la prima nel 1511 dal popolo aizzato da Antonio Savorgnan e la seconda definitivamente, dopo che era stato ricostruito, nel luglio del 1717 su decisione delle autorità veneziane per punire le atroci malefatte compiute dal conte Lucio della Torre. Fortunatamente esistono dei disegni che mostrano com’era il palazzo e vi si vedono le statue dei due giganti erette ai lati di una gradinata che dava accesso a una loggia. Erano appunto Ercole e Caco che, a parte il pozzo ancora esistente nella piazza, furono gli unici elementi a salvarsi dalla distruzione. E il Fisco della Serenissima decise di donarli alla città, per cui il 27 agosto 1717 la statua di Ercole venne trasportata su un carro trainato da sei buoi nella piazza Contarena, ora Libertà, ed eretta il primo settembre sul lato sud presso la fontana, mentre il giorno seguente toccò a Caco, fissato sul suo basamento il 5 settembre, sul lato verso la colonna della Giustizia.

Evento sensazionale per Udine e il popolo che in un baleno cambiò i nomi ai due personaggi per cui il buon Ercole divenne Floreàn e lo scaltro Caco si trasformò in Venturìn. E loro sono lì ormai da tre secoli spaccati, silenziosi e affettuosi testimoni di tutto ciò che accade ai loro piedi in città. Va anche ricordato che alla caduta della repubblica di Venezia, e grazie a Napoleone, i Torriani tornarono in possesso delle statue, ma a loro volta le donarono alla città, come è riportato nelle iscrizioni sui piedestalli.

A un certo punto, Floreàn e Venturìn divennero anche attori, cioè protagonisti di un programma radiofonico friulano, intitolato “Fogolar”, che si contrapponeva al “Campanòn” triestino, per alimentare la solita rivalità, con testi scritti da Isi Benini, Gianfranco D’Aronco, Roberto Ceschiutti, Vittorino Meloni. Inoltre, in questi trecento anni sono stati spesso tormentati dalla curiosità di chi puntava dritto e malizioso lo sguardo sulla conchiglia che copriva le cosiddette “vergogne”. Ci fu anche un sindaco puritano che vi fece mettere spropositate foglie di fico, che vennero poi raschiate da un artista esteta.

E loro sempre lì, pazienti e buoni, uno con il bastone (Ercole) e l’altro con la clava (Caco).

 
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