C’è soltanto un albergo a Venezia

Estasi  /   /  Di Odette Pannetier

The end, e un manto di malinconia ci avvolge. È il mese, è la stagione, è la notizia che ci arriva stamattina e si conficca nei nostri pensieri. Un fiume di parole e di musica scorre davanti a noi. A ciascuna nota si appiglia un ricordo, un sussulto, una piccola grande nostalgia. Siamo fatti così, foglioline un po’ ingiallite che si affidano come sempre al vento del sud.

In una mattina simile, come non riascoltare Roberto Vecchioni quando canta pensando a Leonard Cohen? Come non tornare nei gomitoli di Venezia che si aprono poi improvvisi a squarci di luce, di arte e gioiosità inattesi? C’è soltanto un albergo a Venezia…
Venezia è sempre nostra, qui dietro l’angolo, a portata di un attimo. E allora, appena possibile, andiamoci, torniamoci, soprattutto in questa stagione, assaporiamola tutta come fece Leonard negli stupendi concerti in piazza San Marco.
Consiglio da amici sinceri, da sacerdoti del genius loci, da inguaribili seguaci dell’andar a passeggio in modo discreto seguendo una necessità di mimetismo, di affettuosa estraneità, di complice scambio di sguardi, facendosi guidare dal filo che si srotola piuttosto che dalla visita programmata: lasciate le strade conosciute ed esplorate l’isola di San Michele, poi San Lazzaro degli Armeni, il Lido, e andate anche a cercare le smaglianti tracce del Tiepolo, dovunque.
Venezia è al centro di romanzi e intrecci vari. Adesso ne sono usciti due in Friuli, ambientati lì, con sbalzi nei secoli: i libri scritti da Salvatore Errante Parrino e Antonella Sbuelz. Leggendoli, è bello ridiventare veneziani di quelli giusti, complici e sinceri fino in fondo.

La letteratura degli amori in laguna e in gondola contempla uno stuolo di titoli. Uno dei meno conosciuti è sicuramente “Il desiderio e la ricerca del tutto”, coraggiosamente ristampato di recente dall’editore Castelvecchi. Ne fu autore Frederick Rolfe, un inglese che si faceva chiamare il baron Corvo, morto nel 1913 dopo un’esistenza tribolata e mirabolante. Il suo romanzo veneziano uscì nel 1909 ed è la confessione di un uomo che non sapeva amare e non riusciva a essere amato. Situazione in cui si alternano manie di egocentrismo, afflati mistici ed esoterici, sullo sfondo languido e pittoresco della laguna. Il titolo del libro rimanda al tema platonico della metà perduta, dell’amore ideale che rende completo l’essere.
A un certo punto, Rolfe dice: “Sono sempre i dilettanti e gli egoisti a fare dell’arte vera per il solo amore dell’arte, e della vera beneficenza per il puro piacere di farla, senza pensare affatto ai vantaggi sociali che ripagano il professionista, senza curarsene…”

Leggendo queste pagine, è più facile entrare nel mondo di Leonard, capirlo e ringraziarlo.

 
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