Viaggio in Sicilia, passando per Pordenone

Lungo la via dell'Oxiana  /   /  Di Paolo Medeossi

Amate la Sicilia con tutto il vostro ardore? Amate Camilleri, Sciascia, Pirandello, Bufalino, Quasimodo, Vittorini, Brancati, Tomasi di Lampedusa, Nino De Vita, Roberto Alajmo, eccetera eccetera (ma quanti sono…)? Siete in partenza per Ragusa Ibla, Favignana o Marsala?

Massimo Onofri, Passaggio in SiciliaBene, d’accordo, allora prendete la Pontebbana e passate per Casarsa, Zoppola e infine Pordenone. Giro lunghetto, ma necessario perché lì, venerdì 16 settembre, ore 10.30, a palazzo Montereale Mantica, in occasione di Pordenonelegge (via alle danze da mercoledì 14), potete incontrare il professor Massimo Onofri, autore di un libro coinvolgente, ammaliante, in una parola “bellissimo”, sul tema insulare. Si intitola “Passaggio in Sicilia”, Giunti editore, e nello zainetto da inquieti vagabondi non può mancare, che ci andiate o no in Sicilia, anche se intanto cercate di andare assolutamente a Pordenone.

Della Sicilia conosciamo tutto e il contrario di tutto.
Eppure stavolta vi sorprenderete ugualmente attraverso un racconto che, come si legge nel risvolto, propone una Palermo sontuosa e inesistente, una Catania felice e mondana, una Siracusa dolcissima e utopica, senza scordare Enna, la più piccolina e remota, provincia che nelle statistiche nazionali è sempre all’ultimo posto per benessere, qualità della vita eccetera, e che pure è un’apparizione, lassù, in cima a una montagna, una città alta e sola. E poi Onofri schiude le porte per catturare i silenzi di Sciascia, le euforie adolescenziali di Bufalino, le passioni roventi di Guttuso e Buttita e tanto altro, ma soprattutto propone un autore poco noto, defilato, distante, che invece ci riguarda molto da vicino.

Per saperne di più si deve salire in un luogo dal nome di fiaba, Polizzi Generosa, perché lì nacque Giuseppe Antonio Borgese, Pepp’Antonio come lo apostrafavano gli invidiosi, tra le cui opere ce n’è una, singolare e misteriosa, “Tempesta nel nulla”, ambientata nelle montagne dell’Engadina e scritta durante una vacanza con la figlia. Il suo libro più famoso e duraturo, pubblicato nel 1921, è “Rubè”, che Onofri colloca tra i dieci grandi romanzi italiani del Novecento, definendolo “documento straordinario di una politicità trascendentale”. È la vicenda di un giovane siciliano, acceso interventista che allo scoppio della prima guerra mondiale si arruola. Per questo, la parte iniziale del racconto ha come scenario proprio Udine. Terrorizzato dall’idea di aver paura, Rubè si getta nella mischia riportandone ferite e gloria, ma ciò non basterà a placare le sue confuse e inquiete ambizioni. Pagine da riaprire vagando nelle contrade siciliane con Onofri, De Vita e gli altri loro curiosi amici che approdano a un certo punto nella Comiso dove Gesualdo Bufalino visse immerso nel quotidiano elogio della quotidianità e del buon senso.

Buon viaggio allora, da Pordenone a Mozia. Solamente lì, davanti a quel mare, coglierete il respiro più profondo e liberatorio che ci sia.

 
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Tutto accadde molto tempo fa meditando su uno scoglio davanti al mare di Duino: tuffarsi o no nelle congestioni e nelle ebbrezze della vita?

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