Yes, we can

Augh  /   /  Di Taddeo Zannier

Facile dire America, ma cos’è l’America? Forse non lo sanno bene nemmeno gli stessi americani, figurarsi chi li guarda da lontano e li visita ogni tanto. William Saroyan, nato da una famiglia di emigrati armeni, scrisse un libro famoso, “Che ve ne sembra dell’America?”. Sherwood Anderson la narrò invece nel bellissimo “Storia di me e dei miei racconti” mentre Carson McCullers, scrittrice del sud, ne fece un ritratto in “Il cuore è un cacciatore solitario”. Oppure altri preziosi frammenti di verità li trovate in “Undici solitudini”, un capolavoro di Richard Yates… Miniera infinita insomma, cui attingere di continuo.

A proposito di America e di Obama, che lascia la Casa Bianca, in questi giorni su una pagina Facebook italiana si è letto questo:

Considero un privilegio aver avuto la possibilità di conoscere Barack Obama e lavorare insieme a lui e alla sua squadra in molte circostanze. Lo ritengo un grande leader, un uomo che ha cercato di scrivere la storia con talento e coraggio. Il suo discorso finale, ieri, nella sua Chicago, mi ha commosso.

La storia sarà gentile con te, presidente Obama. E i democratici di tutto il mondo si aspettano ancora di sentir risuonare le tue parole, il tuo impegno, la tua passione. Grazie per questi otto anni. Grazie per i tre anni di lavoro insieme, per la tua amicizia e per i tuoi consigli. E grazie per averci insegnato che proprio dopo una sconfitta, come quella delle primarie in New Hampshire del 2008, si può e si deve ripartire dal Yes, we can.

Già “Yes, we can”, “la storia sarà gentile con te”, “talento e coraggio”, “lavoro insieme”… Ma chi ha scritto queste parole così dirette, commosse, confidenziali e amichevoli? Provate a indovinare. Vi diciamo solo che il suo nome comincia per M, che adesso è senza lavoro e che in passato ha fatto il sindaco di una splendida città.

 
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